Una visione non emotiva e non tendenziosa sulla questione del sofà di Ursula

A cura dell’Amb. Mario Boffo, componente del CTS del Club Atlantico di Napoli

 

Molte sono state le polemiche sulla sistemazione dei protagonisti nel recente colloquio fra la Turchia e l’Unione Europea. Alcuni commenti sulla stampa e sui social hanno letto il divano dove è stata accomodata la Signora Ursula von der Leyen come un’umiliazione misogina e maschilista da parte di Erdogan (anche in relazione alla denuncia turca della Convenzione di Instanbul contro la violenza sulle donne). Altri commenti si sono soffermati sull’asserita mancanza di galanteria del Presidente del Consiglio Europeo Charles Michel, accusato senz’altro di mancanza di educazione.

 

Fermo restando che Erdogan è un dittatore (lo ha detto anche Draghi), che la politica tradizionalista espressa dal suo governo non è favorevole alla promozione della donna, e anche ipotizzando che Michel, in pura ipotesi, non sia molto educato, credo che la questione debba essere vista nei seguenti termini, meno emotivi e basati sulla conoscenza delle regole di cerimoniale internazionale.

 

Nel cerimoniale degli incontri internazionali non esistono uomini e donne, ma presidenti, ministri e primi ministri. E non esiste nemmeno il galateo, come lo consideriamo nella società e nei nostri rapporti interpersonali. Ognuno ha il rango che ha, e vale la lista delle precedenze in ragione del rango e degli incarichi.

 

In preparazione di una visita ufficiale, il paese ospite fornisce al paese anfitrione la lista della delegazione. Tale lista è stilata in ordine di precedenza: al primo posto, il capo delegazione; poi tutti gli altri, secondo il rango di cui godono nel paese ospite, o, come in questo caso, nell’Unione.

 

Allora: chi ha preminenza, nell’Unione, fra Presidente del Consiglio Europeo e Presidente della Commissione? Questo andava chiarito dal cerimoniale europeo, e probabilmente è stato fatto, indicando il Presidente Michel come rappresentante ufficiale dell’Unione presso paesi terzi. Il cerimoniale turco, allora, rispettando le indicazioni europee, ha stabilito la sistemazione che sappiamo.

 

Ma attenzione: nelle fasi preparatorie di una visita, ogni pur minimo dettaglio degli incontri viene negoziato, talvolta duramente, e condiviso dai due cerimoniali coinvolti, anche a mezzo di una missione preparatoria, che nell’imminenza della visita, si reca nel paese anfitrione a controllare che tutto sia disposto come convenuto e a definire congiuntamente gli aspetti che restino da definire (per la cronaca: pare che tale missione preparatoria non abbia avuto luogo causa pandemia).

 

Lo scenario cui abbiamo assistito, quindi, non dipende dall’asserita protervia di Erdogan, ma dagli accordi conclusi in precedenza, i quali indicavano evidentemente il Presidente turco e quello europeo come capi delegazione, e fatti quindi sedere sulle oramai famose poltroncine; e i numeri due, il Ministro degli Esteri di Ankara e la Signora Ursula, accomodati sui due ancor più famosi sofà.

 

Se il primato protocollare spetta al Presidente del consiglio europeo, allora non c’è stata alcuna infrazione. Non c’è governo, democratico o totalitario, che imponga nulla, in materia di delegazione ospite. Non ne avrebbe motivo. Inoltre, se non si raggiungesse un completo accordo su tutti gli aspetti protocollari, la visita non avrebbe luogo; e poiché entrambi i paesi vi hanno interesse (altrimenti la visita non avverrebbe), gli aspetti protocollari si condividono.

 

Sulla mancanza di galanteria di Michel. Come detto sopra, il galateo corrente non esiste in queste occasioni. Se avesse ceduto il posto alla Signora (ipotesi che fa semplicemente ridere chi abbia lavorato nel cerimoniale), avrebbe sovvertito un accordo prestabilito, sovvertendo l’ordine della visita. Inoltre, avrebbe messo la propria figura istituzionale, della quale non è padrone, perché gli è conferita in rappresentanza di tutti gli stati membri, al di sotto di un’altra; venendo meno in tal modo al dovere di rappresentanza collettiva dei ventisette stati, nella posizione pertinente al rango e alla funzione rappresentativa.

 

Il problema, quindi, sta tutto dal lato europeo. E qui che dovremmo dunque discutere.

 

L’Unione è un soggetto internazionale molto particolare, come sappiamo. Seppure formalmente fra Presidente del Consiglio Europeo e Presidente della Commissione (non ha alcun rilievo se siano uomini o donne) prevale il primo, è anche vero che la Commissione non è proprio un organismo subalterno.

 

Se da parte europea si fosse voluto, in ragione non di galateo o galanteria verso una signora, ma in ragione di una forma di collaborazione e di cortesia istituzionale e politica, presentare Michel e van del Leyen alla pari al vertice della delegazione, il cerimoniale turco avrebbe certamente accettato di predisporre una diversa sistemazione; per esempio quattro poltroncine di pari rango.

 

Questa richiesta però con tutta evidenza non è stata fatta. Perché? Per imperizia del cerimoniale europeo? Perché i due cerimoniali europei, quello del Consiglio e quello della Commissione, hanno operato a compartimenti stagni? Perché il cerimoniale della Commissione ha delegato tutto a quello del Consiglio, e questo ha negoziato le cose in modo autoreferenziale? Perché vi è forse una sottile guerra di primazia fra i due organismi, e il Consiglio, o lo stesso Michel, hanno voluto marcare il proprio primato, facendo “vedere chi comanda”? È il caso di dire: ai posteri l’ardua sentenza.

 

Aggiungo che se Erdogan, per galanteria o per non apparire misogino, avesse imposto una sistemazione più favorevole alla Signora rispetto a quanto indicato da parte europea, avrebbe compiuto una gravissima scorrettezza, perché avrebbe inciso in un ordine di precedenza che non gli appartiene, perché appartiene all’ospite, cioè all’Unione Europea.

 

Se c’è stato imbarazzo da parte di Ursula è perché il suo cerimoniale non ha comunicato con lei, per metterla a conoscenza della formula delle sedute o magari per ottenere che fosse cambiata. Altro gravissimo errore. I protagonisti di ogni incontro internazionale devono essere istruiti fin nei più minimi particolari dello svolgimento della visita, proprio per evitare disappunti, esitazioni, imbarazzi.

 

Avendo operato in diversi momenti presso il Cerimoniale Diplomatico della Repubblica, presso il Quirinale, e come ambasciatore in paesi musulmani, posso assicurare che gli aspetti di cerimoniale vengono sempre concordati e rispettati, e che le signore che ricoprano funzioni di stato vengono ricevute e incontrate in modo identico agli uomini, nel rispetto del paese ospite, della persona e della funzione dell’interessata, anche laddove nella società del paese ricevente vi siano regole particolari verso le donne.

 

Michel, inoltre, e a parte quanto detto sopra, aveva ben poco da cedere il posto alla Signora. In questi casi i ministri e i presidenti obbediscono al cerimoniale come scolaretti, e non si azzardano a muovere un dito in modo diverso dalle indicazioni ricevute!