RAPPORTEUR “DIRITTI FONDAMENTALI DELL’UOMO E DIRITTI DEL CITTADINO: UNA DIFFICILE SINTESI”

Il giorno 18 Ottobre 2018 presso l’aula S3.2 del Dipartimento di Architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, si è tenuto l’evento dal titolo “ Diritti fondamentali dell’uomo e diritti del cittadino: una difficile sintesi”, organizzato dall’Osservatorio CORDIF, Centro Osservazione e Ricerca dei Diritti Fondamentali, e il centro Europe Direct LUPT “Maria Scognamiglio” di Napoli, Avellino e Benevento dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, in collaborazione con il Think Tank Trinità dei Monti e il Club Atlantico di Napoli.

Il convegno, moderato da Claudia Curci, nella duplice veste di Consigliere del Club Atlantico di Napoli e Consigliere Direttivo del Think Tank Trinità dei Monti, si è sviluppato lungo due principali linee tematiche: la sovranità statuale e il diritto all’ospitalità, nel quadro delle normative nazionali, europee ed internazionali; le modalità di coabitazione dei popoli nel terzo millennio. A partire da alcuni dati statistici (ISTAT) riportati nell’ambito di una ricerca condotta dai giovani del Club Atlantico di Napoli, dal titolo “Migranti”, la Consigliera Curci ha introdotto l’argomento principe della discussione: il fenomeno migratorio, che si è voluto analizzare restituendo al pubblico uno spettro generale dei vari aspetti, da quello logistico, a quello sociale e in ultimo percettivo.

La breve introduzione della Curci è stata seguita dai saluti iniziali del Direttore del Centro Europe Direct LUPT “Maria Scognamiglio” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II Guglielmo Turpiano. Turpiano ha sottolineano l’importanza dell’Unione Europea appellandosi alla nozione di “cittadinanza europea”, in forza della quale oggi noi tutti possiamo esercitare innumerevoli diritti nell’ambito dei paesi membri senza subire particolari restrizioni. Un monito che si rende necessario, come affermato dallo stesso Turpiano, alla luce dell’emergere di nuovi nazionalismi e fervori politici e sociali che rinnegano la “comune patria Europa”.

Ai saluti si è aggiunto Alessandro Jazzetti, coordinatore dell’Osservatorio Legalità, che ha illustrato i principali temi della serata: l’impatto dell’onda migratoria sulla società odierna; il senso della dicotomia che da il titolo al convegno stesso, nell’ottica di trovare un punto di incontro fra le varie istanze: da un lato   la libertà di movimento, diritto proprio di ogni essere umano, dall’altro i diritti del cittadino, dello Stato sovrano di darsi delle proprie regole.

La parola è poi passata a Rocco Curcio, rappresentante dell’associazione Terra Libera, il quale si è soffermato sul ruolo dell’UE in materia di gestione dei flussi migratori, riconoscendo come sia stata attuata in maniera inadeguata, ostentando un atteggiamento di pressione nei confronti degli stati da cui gli stessi flussi provenivano. Curcio ha messo in luce il problema della criminalizzazione del fenomeno migratorio, aggiungendo che l’Unione, laddove è andata a intrecciare rapporti economici (vedi in Niger), ha finito per fomentare attività illecite. Il problema nel tempo si è acuito e così i soggetti chiamati a controllarlo e reprimerlo si sono rivelati essere gli stessi che lo sostenevano. Curcio ha chiuso il discorso lanciando una domanda provocatoria: “Qual è l’approccio dell’UE? Si aiutano i migranti o si fanno i propri interessi economici?”

Conclusi i saluti iniziali, il primo giro di tavolo è stato aperto dall’Ammiraglio Pio Forlani, membro del Comitato Tecnico Scientifico del Club Atlantico di Napoli. Forlani ha introdotto un excursus storico dei due paradigmi al centro del dibattito: il diritto all’ospitalità e la sovranità statuale. Da un lato l’Ammiraglio ha invocato la cultura classica per ricordare come essa ci insegna a riconoscere i diritti di coloro che giungono sulle nostre coste, naufraghi e stranieri; dall’altro ha messo in evidenza come a partire dalla pace di Westfalia, che ha dato origine al sistema degli stati moderni, consacrandoli sovrani, sino al ‘500, il diritto internazionale consuetudinario abbia interpretato in maniera per lo più estensiva la stessa sovranità statuale. Solo nel corso dei secoli successivi si è tentato di imporre limiti alla sovranità, ma ancora oggi risulta difficile operare una sintesi fra le due dimensioni: la soggettività dell’individuo e quella dello Stato. Passando ad un piano prettamente giuridico,  l’Ammiraglio spiega, dall’alto della sua conoscenza in materia di navigazione, come la lealtà del soccorso in mare venga sancita da innumerevoli convenzioni: il mancato soccorso non solo è una violazione del diritto penale italiano, ma anche di una norma internazionale cogente, in quanto il naufrago recuperato in mare è portatore di un diritto, ovvero quello di essere rispettato nella sua persona, nella sua identità morale di soggetto di diritto internazionale. Il mito, la storia e il diritto ci insegnano a non guardare ai flussi migratori come una minaccia, ciò non toglie che, ad oggi, essi si presentano come un fenomeno critico a cui dover rispondere in maniera operativa ed efficace. Secondo Forlani, la chiave risiede nella logistica: la capacità di pianificare, coordinare e organizzare le operazioni di soccorso in modo efficiente, affinché tutto sia disponibile tempestivamente dove e quando serve. L’intervento dell’Ammiraglio si è chiuso con il rinnovato invito a non dimenticare la nostra comune identità mediterranea e i valori fondanti di ospitalità e accoglienza della nostra civiltà.

Il secondo relatore è stato Enrico Tuccillo, presidente dell’Associazione Avvocati Europei, Ambasciatore dell’Ordine di Malta presso la Repubblica del Montenegro e già osservatore ONU a Cuba, il quale ha ribadito l’origine comune dei popoli che affacciano sul Mediterraneo: eredi della civiltà greco-romana e dei valori che questa ci ha lasciato.  Tuccillo menziona la “costitutio antoniana” di Caracalla, emendamento con il quale venne concessa la cittadinanza a tutti gli abitanti dell’Impero, lasciando evincere come già gli antichi avevano sviluppato questo senso di comune appartenenza e di uguaglianza fra gli uomini che, nel tempo, è andato a cozzare con esigenze altre, perseguite in nome della cosiddetta ragion di stato. Oggi più che mai, sottolinea Tuccillo, ciò si rende evidente laddove l’Europa voluta dai padri fondatori viene meno dinanzi ad un’Europa dei mercanti, dedita al guadagno, la quale permette che, in quest’affannosa ricerca verso l’interesse economico, a pagarne il prezzo ne siano i migranti. Tuccillo auspica ad un’Europa che apra le proprie frontiere e ad un’Italia che apra i propri porti accogliendo queste persone le quali, in fin dei conti, nota l’avvocato, potrebbero rivelarsi una risorsa preziosa, se si considera che il nostro è un paese a crescita zero. In ultimo Tuccillo si rivolge ai giovani, invitando loro a non essere vittime di quella che egli definisce una “mistificazione dei cervelli” ma a reagire dinanzi le menzogne, le ipocrisie e di fronte a chi vuole schiacciare i diritti dell’uomo, di cui noi siamo i diretti tutori ed eredi.

A chiusura della prima sessione, è intervenuto l’avvocato Francesco Avolio, rappresentante della Fondazione Andrea Cafiero e componente della Commissione europea del Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Napoli. Il discorso di Avolio ha riguardato il ruolo dell’Unione Europea in materia di immigrazione. In primis si è soffermato sul concetto di cittadinanza, ad oggi da intendere in ottica europea e su un duplice piano: “la cittadinanza europea è una dimensione psicologica prima che giuridica, che in quanto tale va compresa a fondo” ha affermato Avolio. Essa trova fondamento in due importanti documenti il Trattato di Lisbona e la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europa, che ricevono applicazione diretta negli ordinamenti interni. Lo stesso diritto d’asilo, alla luce di tali documenti, si presenta come un diritto europeo che non può essere negato nel momento in cui un soggetto entra in contatto con le istituzioni europee. Questo vuol dire che per quanto la legislazione nazionale voglia regolare la materia migratoria, essa rimane alquanto permeabile e che le leggi interne vadano sempre applicate nel rispetto dei obblighi internazionali e dei vincoli comunitari i quali impediscono di negare il soccorso a coloro che, in quanto essere umani, sono portatori di diritti e nello specifico dello stesso diritto all’asilo. Avolio ha poi sottolineato il ruolo degli istituti giuridici dell’Unione e della Corte di Giustizia Europea in tema di tutela dei diritti umani e in ultimo è andato a rispondere alla domanda provocatoria lanciata all’inizio del dibattito dal collega Rocco Curcio: invece di soffermasi sul sostegno economico fornito dall’UE a quei paesi in cui si è finito per alimentare il traffico di migranti e simili attività illecite, occorrerebbe soffermarsi sulla mancata azione coordinata delle istituzioni europee in materia migratoria. Secondo Avolio urge la necessità di percepire l’immigrazione come un problema comune, di ragionare in termini di confini e sovranità europei piuttosto che nazionali.

Il secondo giro di tavolo è stato inaugurato dal Presidente del Think Tank Trinità dei Monti, Pierluigi Testa che ha reputato di fondamentale importanza il tema in oggetto per la sensibilità che ogni studente dovrebbe maturate al fin di affrontare una vita sociale e professionale pienamente conscio delle dinamiche sistemiche. Secondo Testa quella difficile sintesi tra i diritti dell’uomo, sanciti dalle Convenzioni internazionali e i diritti del cittadino, che si esplicano invece nella “civitas”, lo status acquisito da ciascun individuo al momento in cui si entra a far parte di uno Stato, risiede nel rispetto delle istituzioni, delle persone e degli impegni assunti, in quella che gli Inglesi definiscono come “trust”. In seguito il presidente del Think Tank è andato ad analizzare il contesto europeo in tema di difesa dei diritti umani e migrazione. Sotto il primo profilo, sostiene Testa, L’UE è intervenuta dove i trattati internazionali erano silenti facendo cose che non è riuscita a fare in altri campi, ma l’emergere di nazionalismi, di muri e frontiere di filo spinato dinanzi a una realtà “biblica” dei flussi migratori, bollati come un’aggressione al welfare, ovvero al benessere dello Stato e dei suoi cittadini, hanno innestato una vera e propria crisi. L’UE ha abbandonato la “via delle abbazie” (della cultura), per perseguire quella delle fiere e dei mercati (dell’euro e delle questioni economiche), tralasciando così le battaglie sui diritti umani di cui si era fatta illustre portavoce. Infine Testa ha concluso il suo intervento con un augurio agli studenti presenti in aula affinché s’approccino agli studi in maniera allargata, perché il domani richiede un’intelligenza orizzontale e di ampie vedute.

A seguire la Professoressa Angela Procaccini, membro del Comitato Tecnico Scientifico del Club Atlantico di Napoli, riportando le parole dell’Accademico dei Lincei, Massimo Livi Bacci che citano: “spostarsi sul territorio è una prerogativa dell’essere umano, migrare una qualità connaturata nell’uomo che ha permesso lo sviluppo e l’integrazione.”, ha rammendato come il fenomeno migratorio sia una costante nella storia dell’umanità. La professoressa ha posto l’accento sulla situazione attuale dei flussi migratori: assai complessa e aggravatasi nel tempo, di fronte alla quale tutti si sono il più delle volte rivelati impreparati. Passando a quella dei migranti invece, ha parlato in termini di un’apocalisse che noi Europei sembriamo non essere in grado di comprendere. In riferimento al tema dei diritti umani, la Procaccini ha voluto segnalare le continue e frequenti violazioni che vengono praticate nel mondo (vedi la violenza iraniana contro i bambini palestinesi) e che ci inducono a chiederci se questa sia “la società del progresso o forse del sonno della ragione”. Infine ricordando l’impegno di Papa Francesco nel diffondere il suo messaggio di solidarietà e di accoglienza verso i migranti e gli oppressi, la professoressa non ha nascosto che quella del Pontefice sia in realtà una vox clamantis in deserto: la ragion di stato fredda e cinica ci ha reso un po’ tutti colpevoli, spettatori inermi di fronte un’umanità che soffre e muore. In uno scenario di abusi, violenze e soppressioni dei diritti umani, l’auspicio è quello di sognare, afferma la professoressa, nella speranza del bene.

In seguito è intervenuto il sociologo, scrittore e giornalista Pino Nazio, il quale si è focalizzato sul tema della percezione del fenomeno migratorio e quindi sul ruolo svolto in questo contesto dai media e dalla politica. Nazio afferma che le informazioni sbagliate, le cosiddette fake news di cui ci bombardano in primis i social network, determinano il nostro modo di approcciarci al fenomeno dell’immigrazione, amplificando le sensazioni di timore attraverso l’ampia diffusione che esse ricevono. Talvolta bastano un tot di “likes” per rendere vera una notizia falsa, riconosce Nazio, e le forze politiche, continua, giocano su questo, su un uso distorto dei mezzi di comunicazione, fomentando ulteriormente odio e paura. Questa mistificazione della realtà, talvolta non ci lascia intendere quale sia il vero problema del nostro paese, non dovremmo occuparci di povertà e disoccupazione? E invece, mette in rilievo Nazio, l’immigrazione funge così da capro espiatorio di tutti i mali degli Italiani. Secondo il sociologo stiamo vivendo una crisi della democrazia, che in assenza di salde istituzioni, ci porterebbe di qui a poco alle soglie di una guerra mondiale come quelle avvenute in passato.

L’ultima a intervenire nel dibattito è stata Maria Camilla Spena, componente del pool di esperti del Centro Europe Direct LUPT “Maria Scognamiglio” dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”.  La Spena ha dapprima affrontato la problematica dell’integrazione e dell’inclusione socio-culturale, ritenendo che a tal fine sia indispensabile investire nella cultura e nell’istruzione non soltanto scolastica. Per quanto riguarda il problema della gestione dei flussi migratori, ha ribadito anch’ella l’importanza del fattore logistico e la mancanza di un’azione a livello comunitario: “il fenomeno dell’immigrazione”, afferma Spena, “è sempre esistito; ad oggi si è reso più grande e preoccupante per le tensioni sociali ed economiche in atto. Non è una minaccia, esso viene avvertito come tale per l’incapacità del governo di gestire in maniera funzionale le varie operazioni, dall’immediata accoglienza all’integrazione degli immigrati”.  Il discorso di Spena concerne in ultimo, i centri di accoglienza, preposti di norma alle attività che rientrano nel piano di gestione dei flussi. Tuttavia, il 70% delle stesse attività viene derogato, osserva Spena, ai cosiddetti CAS (centri di assistenza straordinaria) trascurando la regola che stabilisce di attribuirle mediante gare ad evidenza pubblica. Il consiglio di Stato e l’ANAC sono intervenute negli ultimi tempi rimarcando l’importanza delle gare ai fini della tutela stessa dei migranti e di un maggior controllo sui centri. Secondo la Spena, sarebbe opportuno revocare i CAS, che ricavano un gettito di guadagno superiore a quello della droga, ottenendo così maggior trasparenza nelle attività di gestione e imporre una politica comunitaria ispirata al principio solidaristico e ad un’equa ripartizione e insediamento. Particolare attenzione è stata rivolta anche ai migranti climatici, costretti a lasciare la propria patria a causa di fenomeni naturali come desertificazione e siccità e alla situazione migratoria di altri paesi, vedi la Turchia, che richiederebbe l’attuazione di una tempestiva politica in materia non solo sui mari ma anche sui confini.

Il convegno si è poi concluso con la lettura di un breve passo dell’Odissea, un rinnovato invito ad aver rispetto per coloro che dal mare raggiungono dopo mille peripezie, proprio come il naufrago Ulisse, le coste del nostro paese in cerca di un destino migliore.